giovedì 5 aprile 2012

Una vita (come tante purtroppo)

Faceva zapping alla tv senza neanche darsi il tempo di capire cosa vedeva, così, solo per rilassarsi, con lo sguardo perso nel vuoto.
Sua moglie lo guardava e non capiva. 
"A cosa stai pensando?" sempre così gli chiedeva,  e lui non rispondeva mai alla prima chiamata, e spesso non rispondeva neanche alla seconda.
"A cosa stai pensando?".
Di solito alla terza si voltava:"Eh?" le diceva, e lei di nuovo per l'ennessima volta ripeteva la domanda.
"A niente" rispondeva quasi sempre, ed era vero, in quei momenti non pensava realmente a niente, si sentiva svuotato, quasi fuori dal suo corpo, procedeva meccanicamente annullando tutti e cinque i sensi.
Fare zapping era il suo modo di meditare anche se non lo sapeva. Era l'unico modo che conosceva per uscire dal suo corpo e andarsene chissà dove.
Finchè qualcuno non lo ricacciava dentro di forza, e questo qualcuno era quasi sempre sua moglie.
Lei però non ci aveva mai creduto a questo niente, chissà cosa si immaginava.
E poi sempre lui si alzava, prendeva una birra dal frigo e se la ingollava tutta d'un fiato.
Era il lavoro che l'aveva reso così. S'era detto mille volte che non sarebbe finito come tutti gli altri, ma senza accorgersene l'aveva fatto, era finita, game over, chissà da quanto tempo.
Poi andava in bagno, una lavata di denti e dritto a letto, come ogni giorno, come ieri e come anche domani.
Non l'aveva scelto lui ma era andata così, la sua unica fortuna era che non aveva il tempo di accorgersene.

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